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Commemorazione del Socio Enrico Fermi (*)


      EDOARDO AMALDI












         Quando in un lontano avvenire, verrà scritta la storia della scienza dei nostri tempi,
      la prima metà del secolo XX apparirà come un periodo particolarmente notevole non solo
      per la scoperta di molti nuovi fatti e lo sviluppo di nuove concezioni, ma anche per la
      loro diretta e indiretta influenza sulla organizzazione della vita umana.
         È proprio tra la fine del secolo XIX e l'inizio del XX secolo che alcune osservazioni
      sperimentali pongono in crisi le concezioni classiche del mondo fisico: da un lato il com-
      portamento della luce rispetto a diversi sistemi di riferimento in moto fra loro, dall'altro i
      primi indizi sulla struttura granulare dell'energia emessa od assorbita dai vari corpi sotto
      forma di radiazione.
         È nel secolo XX che questi primi quesiti, e molti altri da essi derivati, trovano la loro
      risposta, gli uni nella teoria della relatività, gli altri nella teoria quantistica della materia
      e della radiazione.
         Nel secolo XX le teorie dell'atomo e dei suoi aggregati molecolari e cristallini nascono
      e si evolvono fino a poter rendere conto di quasi tutti i fenomeni noti in questo campo, i
      quali aumentano rapidamente, in numero e varietà grazie al contemporaneo sviluppo di
      nuove tecniche sperimentali.
         Nel secolo XX viene scoperta l'esistenza del nucleo atomico al cui studio viene dedicato
      un nuovo vasto capitolo della fisica, la fisica nucleare. In questi ultimi decenni dalla fisica
      nucleare propriamente detta si stacca una nuova scienza applicata, la ingegneria nucleare,
      che già ora, e più ancora in avvenire, è destinata ad avere ripercussioni economiche e
      sociali.
         Nell'ultimo ventennio viene dimostrata l'esistenza di molti nuovi corpuscoli instabi-
      li, il cui studio è solo all'inizio e costituisce l'ultimo, più recente capitolo aperto alla
      esplorazione dell'uomo.


      (*) Commemorazione tenuta nella seduta a Classi riunite del 12 marzo 1955. Testo integrale da
      Accademia Nazionale dei Lincei, quaderno N. 35, Roma (1955).


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